Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta classici. Mostra tutti i post

domenica 5 maggio 2013

Recensione classici: Emma - Jane Austen


EMMA
Jane Austen

Titolo: Emma
Autore: Jane Austen
Editore: BUR Rizzoli
Prezzo: 8.90
Prezzo E-book:0.99
Pagine: 556
Anno: 1815



TRAMA

Emma è bella, ricca, intelligente. E vuole inventarsi una vita che le assomigli. Al centro di intrighi amorosi che lei stessa sollecita e da cui alla fine è vinta, prima intreccia un difficile rapporto di amicizia con una donna di ben diverse origini sociali, poi avvia un flirt segreto e dagli esiti infausti con il figliastro della governante. Non mancano altri personaggi e altre storie: le coppie si formano sotto il segno d'un Amore sopraffatto da illusioni, ambizioni mondane, affinità sensuali.
Questo è l'ultimo romanzo della Austen ed è considerato il suo capolavoro. Un grande classico qui presentato in tre libri secondo un antico itinerario di lettura che rispecchia la divisione in uso nell'Ottocento.
***
Figlia del pastore anglicano George Austen e di Cassandra Leigh, Jane Austen nacque il 16 dicembre del 1775 a Steventon, nello Hampshire, un piccolo villaggio nel sud-est dell'Inghilterra. Penultima di otto figli, sei maschi e due femmine (James, George, Edward, Henry Thomas, Francis William Frank, Charles John, Jane e Cassandra Elizabeth), fu legata particolarmente alla sorella Cassandra.
Tra il 1795 e il 1799 la Austen iniziò la stesura di quelli che diventeranno i suoi lavori più celebri: Prime impressioni, prima bozza di Orgoglio e pregiudizio ed Elinor e Marianne che divenne Ragione e sentimento.
Dopo l'arrivo a Chawton, Jane Austen riuscì a far pubblicare quattro romanzi ottenendo un discreto successo. Tramite il fratello Henry, l'editore Thomas Egerton acconsentì nel 1811 a pubblicare Ragione e sentimento di cui si vendettero tutte le copie già a metà del 1813. Lo stesso Egerton pubblicò, nel gennaio del 1813, Orgoglio e pregiudizio, ultima revisione di Prime impressioni. Il romanzo fu accolto immediatamente molto bene e già nell'ottobre dello stesso anno ne fu stampata una seconda edizione. Nel 1812 iniziò la stesura di Mansfield Park, terminato e pubblicato nel 1814, ne furono vendute tutte le copie in sei mesi.[9]
Sempre nel 1814 iniziò la stesura di Emma, concluso nel 1815 e pubblicato nel dicembre dello stesso anno da John Murray, noto editore di Londra. Emma fu l'ultimo romanzo della Austen pubblicato in vita. Infatti il suo ultimo e più maturo romanzo, Persuasione (che scrisse nel 1815), fu pubblicato postumo nel dicembre del 1817 insieme a L'abbazia di Northanger ancora inedito.
Nel 1816 la Austen si ammalò gravemente. Muore a 40 anni.

OPINIONE PERSONALE

La mia opinione sulla Austen già la sapete, e questa opinione è anche sottolineata dal fatto che la mia seconda recensione su un classico sia un altro suo libro. Non recensirò però solo i sui romanzi, infatti per queste particolari recensioni ho scelto i due libri di questa autrice che preferisco.
Come già dice il titolo la protagonista indiscussa di questo romanzo è Emma e qui è davvero la donna ha farla da leone. In Orgoglio e Pregiudizio tutta la storia viene sì raccontata dal punto di vista della famiglia Bennet e soprattutto da Lizzie, ma il personaggio che dominava la storia era Mr. Darcy; qui invece il personaggio maschile Mr. Knightley è una figura sì importante, ma è solo un contorno.
Mi spiego. In realtà la storia non si basa sulla storia d’amore tormentata o difficile, ma sulla volontà di Emma di far sposare Harriet, la sua migliore amica, con un ragazzo benestante e piacente. Come notate qui Emma prede il posto della signora Bennet e in alcuni momenti prende anche il poco rigore e il poco attaccamento alla realtà di quest’ultima.
Affermo che Emma non veda la realtà delle cose perché Harriet è una ragazza senza famiglia, senza una grande istruzione e non troppo bella. Una ragazza di tale estrazione sociale al tempo non aveva molte possibilità di sposarsi e Emma le fa sognare di poter sposare chi vuole.
Qui si vede una cattiva azione fatta però con le migliori intenzioni; che alla fine sono le azioni che fanno più danni di tutti. Harriet è infatti innamorata di un contadino e lui la ricambia, ma per Emma la sua amica può desiderare di meglio e impedisce l’unione, che alla fine avverrà lo stesso.
Emma non vede la realtà, ma la sua realtà!
Lei è una ragazzina viziata che ha sempre ottenuto quello che voleva e non riesce a capire che la vita non va così, che lei non può far sposare Harriet con il decano, che lei non può incitarla a vette che non può raggiungere.
C’è una certo realismo pessimistico, una defavolizzazione della realtà, passatemi il termine inventato, ma esprime il concetto.
Questa storia di crescita fa vedere come Emma perda quegli occhiali, da fanciulla, che le facevano vedere tutto rosa e facile per dovere mettersi in contrasto con la realtà, quella cruda e cattiva che c’è fuori dalle mura del suo castello d’orato.
Il tutto però scritto con la dolcezza caratteristica della Austen, perciò il più grave dolore che Emma prova è la tristezza per aver impedito alla ragazza di stare con il suo vero amore, o di aver offeso Mr. Knightley. Nulla di trascendentale.
La fine porta ad avere una Emma più matura e consapevole della realtà, anche senza averne visto gli aspetti più crudi.
La crescita dei personaggi, la loro maturazione, argomento caro all’Austen qui raggiunge l’apice perché nel personaggio di Emma spocchioso e antipatico all’inizio, si trasforma in una donna matura e più realista.
Ci possiamo un po’ tutti impersonare in lei perchè chi a volte non voleva vedere una realtà negativa su un amico, chi non gli voleva dare un futuro migliore?
Il problema è che adesso è una cosa possibile, all’epoca era una cosa non impossibile, ma inimmaginabile. Le classi erano quelle e non si doveva mischiare una classe con l’altra.
Una delle cose più belle del libro è proprio questo disinteresse alla divisione fra classi. Emma non vuole meno bene a Harriet perché è di una classe diversa, anzi all’inizio si avvicina a lei come per gioco, ma poi si affeziona alla ragazza. Non c’è interesse, cattiveria, volontà di sottomettere, Emma vede Harriet come una ragazza dolce e graziosa che merita il meglio, anche quello che non può avere.
Per questo affermo che la storia d’amore non prende i caratteri principali del libro, ma è un piacevole sfondo. Mr. Knightley serve come voce della coscienza, più che come amore, anche se l’ultima scena sarà la dichiarazione di esso; la parte principale del romanzo è l’amicizia, quell’amicizia che supera le classi, la vera amicizia.
Qualcuno può non vederla come me, ma non mi importa, per me Emma è una storia di amicizia più che una storia d’amore. Ormai la Austen sta invecchiando e non è più alla ricerca del grande amore, ma delle cose che possono darle felicità e certezza.

Adesso pongo una domanda. Perché la Austen odiava così tanto i chierici da descriverli sempre come idioti?


SCENA PREFERITA

Il matrimonio fu molto simile a latri matrimoni nei quali gli altri sposi non hanno particolare interesse per il lusso e l’ostentazione; e la signora Elton, basandosi sui dettagli forniti dal marito, lo giudicò assai modesto e di gran lunga inferiore al suo. “Pochissimo raso bianco, pochissimi veli di pizzo; una cosa davvero miserevole! Selina sarebbe rimasta stupefatta quando lo avrebbe saputo”. Ma, a dispetto di queste gravi manchevolezze, gli auguri, le speranze, la certezza, le predizioni del piccolo gruppo di veri amici presenti alla cerimonia, ottennero pieno compiacimento nella perfetta felicità di questa unione.

CONSIGLIO

Se non siete attratti dall’idea di leggere 600 pagine, anche se ne vale la pene ve lo assicuro, potete guardare il film Emma del 1996. In 121 minuti vi siete visti la storia raccontata nelle sue parti più importanti anche se molto riassunta.





venerdì 26 aprile 2013

Recensione classico: Story Of Two Tales - Charles Dickens


Le due città
Charles Dickens

Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Mondadori
Collana: Mondadori Oscar
Pagine: 600
Prezzo. 11,00


TRAMA:
Una storia tra due città uscì dapprima a puntate, quindi in volume, nel 1859. Si tratta di un romanzo storico ambientato tra Parigi e Londra nei burrascosi anni che precedettero e seguirono la Rivoluzione francese. Tra le molteplici vicende umane che si intrecciano in queste pagine spiccano quelle di Lucie Manette, donna insieme dolce e coraggiosa, figlia di un uomo ingiustamente detenuto nella Bastiglia e da lei inizialmente creduto morto; di Charles Darnay, aristocratico francese espatriato in Inghilterra, indiscriminatamente accusato durante il Terrore; e infine dell'avvocato Sydney Carton, dall' ambiguo passato, cui viene offerto un inconsueto destino.

RECENSIONE:
Non amo dire cavolate, per cui, anche se mi farò odiare dalla metà delle persone che leggeranno questa recensione devo ammettere più a me stessa che a voi, che ho iniziato Story Of Two Tales (scusate, ma non avete notato la gran confusione sulla traduzione del titolo?!) in parte perché la descrizione fatta da Cassandra Clare nella trilogia di Infernal Device mi aveva elettrizzata.

Comunque sia, non è facile dare un giudizio su un classico, quindi non mi permetterò di dare un voto. Inizio col dire però che questo libro di Charles Dickens è uno dei meno conosciuti.

Per mia sventura non finisce quasi mai sulle antologie scolastiche, il che, finisce per essere una disgrazia visto che il triangolo amoroso verrebbe molto apprezzato da tutti gli alunni.

Non credete?

Dickens autore dell'ottocento (fu anche giornalista e reporter) era impegnato sia nell'ambito storico che in quello sociale.

Story Of Two Tales si snoda in modo perfetto tra Londra e Parigi, durante il periodo del terrore che segue la Rivoluzione Francese.

Seguiamo durante il libro le vicende di due famiglie Manette ed Evremonde, divise dal ceto sociale, ma riunite dal destino dell'intero racconto.

Dickens accusa un intero ceto sociale di aver dimenticato quali erano i veri obbiettivi e di aver pensato solo a loro stessi ( mi ricorda qualcosa ...)

Lo fa però in modo diverso rispetto agli altri racconti, il che è anche il motivo per cui il libro rispetto agli altri non è poi così conosciuto.

Il racconto non ha un vero personaggio principale, tutti hanno un loro ruolo e la conclusione del libro si rivela una scena di redenzione per tutti, non solo per il personaggio che si sacrifica.

(per amore, vorrei aggiungere)

Darney e Carton sono uniti dall'amore per la stessa donna Lucie Manette, che a mio parere finisce per diventare una cornice più che un personaggio femminile, ma ricordiamoci che siamo comunque nell'ottocento e non possiamo pensare di avere una protagonista femminile come nel duemila.

I due uomini, uno un avvocato senza speranza e l'altro un aristocratico che si nasconde dietro falso nome, finiscono per diventare un unico personaggio.

Il padre di Lucie è invece la colla che tiene assieme queste tre figure.

Nella trama c'è un messaggio molto contemporaneo: è giusto che le colpe dei padri ricadano sui figli? Non si finisce per creare un cerchio che farà male all'intera società?

Per finire, posso dire che effettivamente in questo libro Dickens ha lasciato forse troppo spazio alla parte storica del romanzo e non ai personaggi rendendo il tutto troppo descrittivo a volte quasi stopposo.

Però sul serio, se volete leggere qualcosa di diverso dal solito, se volete avvicinarvi ai classici e imparare qualcosa in più su una società con valori ormai scomparsi ... leggetelo!
SCENA PREFERITA:
lacrime, aggiungerei!!
Praticamente la scena è più lunga della recensione. Non vogliatemi male!



Vi prego di perdonarmi, signorina Manette. Sono commosso al pensiero di ciò che ho bisogno di dirvi. Volete ascoltarmi?

— Se vi farà del bene, signor Carton, se vi farà più lieto, io ne sarò contentissima.
— Dio vi benedica per la vostra pietà!
Dopo un po' si tolse la mano dagli occhi, e parlò con fermezza.
— Non abbiate timore di udirmi. Non vi ritraete da quello che vi dico. Io sono come uno che è morto giovane. Tutta la mia vita potrebbe essere stata.
— No, signor Carton. Io sono certa che la miglior parte della vostra vita potrebbe ancora essere; sono certa che voi potreste essere molto, molto più degno di voi.
— Dite di voi, signorina Manette, e benchè io sappia altrimenti... benchè nel mistero del mio miserabile cuore sappia altrimenti... non lo dimenticherò mai.
Ella era pallida e tremante. Egli le venne in qualche modo in aiuto con una specie di ferma disperazione, che fece quel colloquio diverso da qualunque altro che si sarebbe potuto tenere.
— Se per voi fosse stato possibile, signorina Manette, ricambiare l'amore dell'uomo che voi vi vedete dinanzi... di questo povero sciagurato che s'è buttato via da sè stesso, di questo ubriacone senza redenzione... egli, nonostante la sua gioia, avrebbe saputo che vi avrebbe trascinato all'infelicità, alla miseria e al pentimento, facendovi precipitare con lui nel fango e nella vergogna. Io so benissimo che non potete avere per me alcun sentimento di tenerezza. Non lo domando. Sono anche contento che sia così.
— Senza di esso, non posso salvarvi signor Carton? Non posso ricondurvi... perdonatemi ancora una volta... a una condotta migliore? Non posso in nessuna maniera compensarvi della vostra confidenza? So che questa è una confidenza, — ella disse modestamente, dopo un po' d'esitazione e con delle sincere lagrime, — che non fareste a nessun altro. Non posso volgerla a vostro vantaggio, signor Carton?
Egli scosse il capo.
— No, signorina Manette, in nessuna maniera. Se avrete la pazienza di ascoltarmi un altro po', tutto quello che voi potete fare per me sarà fatto. Io desidero che sappiate che voi siete stata l'ultimo sogno dell'anima mia. Nel mio precipizio non sono andato tanto in giù che la vista di voi con vostro padre e di questa casa, resa da voi qual è, non abbia ridestato in me delle vecchie immagini che credevo svanite. Dal giorno che vi ho conosciuta, io sono stato turbato da un rimorso che non credevo mi avrebbe più assalito, e ho udito dei bisbigli di vecchie voci, che credevo non avessero più fiato, incoraggiarmi a salire. Ho sentito risorgere in me qualche idea di darmi da fare di nuovo, di cominciare da capo, di riscuotermi dalla pigrizia e dalla sensualità, e di combattere di nuovo la battaglia abbandonata. Un sogno, tutto un sogno, che si dissolve in nulla, e lascia il dormiente dove giaceva addormentato; ma desidero che voi sappiate che è stato ispirato da voi.
— Non ne rimarrà nulla? O signor Carton, pensate un po'. Provate ancora.
— No, signorina Manette; per tutto questo tempo, mi son persuaso d'essere immeritevole. E pure ho avuto la debolezza, e ho ancora la debolezza, di desiderare che sappiate che col vostro dominio mi avete improvvisamente, mucchio di cenere qual sono, trasformato in fuoco... un fuoco, però, nella sua natura inseparabile da me, un fuoco che non ravviva nulla, non illumina nulla, non serve a nessuno e pigramente si consuma.
— Giacchè sono stata così disgraziata, signor Carton, di avervi reso più infelice di quando non mi conoscevate...
— Non dite così, signorina Manette, perchè voi mi avreste salvato, se fosse stato possibile. Non sarete voi la cagione del mio peggioramento.
— Giacchè lo stato del vostro spirito, come voi dite, si può, in ogni modo attribuire a qualche mio influsso... questo è ciò che intendo, se posso chiaramente esprimermi... non posso far nulla per giovarvi? Non ho proprio alcun potere per farvi del bene?
— Il massimo bene che potete farmi ora, signorina Manette, sono venuto a raccoglierlo qui. Che io, per tutto il resto della mia sciagurata vita, porti il ricordo d'aver aperto il mio cuore a voi, l'ultima persona al mondo alla quale l'avrei aperto; e che v'era in me qualcosa che voi potevate deplorare e compiangere.
— Qualcosa che, vi supplico, ancora col massimo fervore e con tutto il cuore, di credere capace di impulsi migliori, signor Carton!
— Supplicatemi di non crederlo più, signorina Manette. Io mi sono provato, e lo so bene. Ma vi sto affliggendo, e m'affretto alla fine. Volete lasciarmi credere, quando ricorderò questo giorno, che l'ultima confidenza della mia vita fu deposta nel vostro petto puro e innocente, e ch'essa vi sta sola e non divisa da nessun altro?
— Se questo vi può consolare, sì.
— Neppure dalla persona che v'è più cara?
— Signor Carton, — ella rispose, dopo una pausa agitata, — il segreto è vostro, non mio; ed io vi prometto di rispettarlo.
— Grazie. E di nuovo, che Iddio vi benedica.

BEATRICE


lunedì 15 aprile 2013

Recensione classico: Orgoglio e Pregiudizio - Jane Austen

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO 
Jane Austen
Recensione che partecipa al concorso "Un classico al mese 2013"  del blog:




Titolo: Orgoglio e Pregiudizio 
Autore: Jane Austen 
Editore: BUR Rizzoli 
Prezzo: 7,50 
Prezzo E-book:3,99  
Pagine: 392 
Anno: 1813 




TRAMA 
In provincia non succede mai molto, e l’arrivo di due scapoli giovani e benestanti è un avvenimento. Specialmente in una casa con ragazze in età da marito e di scarsi mezzi, come sono le cinque sorelle Bennet. Eppure, fin dal primo incontro, tra la vivace Elizabeth e lo scostante Darcy scatta una cordiale antipatia. Quando la ragazza scopre che lui trama contro la liaison tra l’amata sorella Jane e l’amico Bingley, l’avversione si fa ancora più forte. Ma gli eventi sgretoleranno il pregiudizio di Elizabeth, e anche Darcy, nonostante il suo orgoglio aristocratico, si scoprirà perdutamente innamorato. Nel suo capolavoro, Jane Austen tratteggia con affetto e brio la vita provinciale che conosceva così bene, e i suoi personaggi deliziosi animano una commedia di costume tra le più amate della letteratura inglese. 
*** 
Figlia del pastore anglicano George Austen e di Cassandra Leigh, Jane Austen nacque il 16 dicembre del 1775 a Steventon, nello Hampshire, un piccolo villaggio nel sud-est dell'Inghilterra. Penultima di otto figli, sei maschi e due femmine (James, George, Edward, Henry Thomas, Francis William Frank, Charles John, Jane e Cassandra Elizabeth), fu legata particolarmente alla sorella Cassandra. 
Tra il 1795 e il 1799 la Austen iniziò la stesura di quelli che diventeranno i suoi lavori più celebri: Prime impressioni, prima bozza di Orgoglio e pregiudizio ed Elinor e Marianne che divenne Ragione e sentimento. 
Dopo l'arrivo a Chawton, Jane Austen riuscì a far pubblicare quattro romanzi ottenendo un discreto successo. Tramite il fratello Henry, l'editore Thomas Egerton acconsentì nel 1811 a pubblicare Ragione e sentimento di cui si vendettero tutte le copie già a metà del 1813. Lo stesso Egerton pubblicò, nel gennaio del 1813, Orgoglio e pregiudizio, ultima revisione di Prime impressioni. Il romanzo fu accolto immediatamente molto bene e già nell'ottobre dello stesso anno ne fu stampata una seconda edizione. Nel 1812 iniziò la stesura di Mansfield Park, terminato e pubblicato nel 1814, ne furono vendute tutte le copie in sei mesi.[9] 
Sempre nel 1814 iniziò la stesura di Emma, concluso nel 1815 e pubblicato nel dicembre dello stesso anno da John Murray, noto editore di Londra. Emma fu l'ultimo romanzo della Austen pubblicato in vita. Infatti il suo ultimo e più maturo romanzo, Persuasione (che scrisse nel 1815), fu pubblicato postumo nel dicembre del 1817 insieme a L'abbazia di Northanger ancora inedito. 
Nel 1816 la Austen si ammalò gravemente. Muore a 40 anni. 

OPINIONE PERSONALE 
Non so chi leggerà la mia recensione, ma devo subito scusarmi per la mia scarsa preparazione e il mio amatoriale approccio all’arte del recensire. Io sono solo una ragazza che vede nella Austen un mostro sacro difficile da poter criticare, ma anche da recensire. Chi sono io per recensire i suoi capolavori? 
Messo in chiaro questo dettaglio mi appresto ad affrontare la più ardua recensione della mia vita. 
Orgoglio e Pregiudizio è forse il romanzo che più ha segnato la mia passione per la lettura catturando con il suo andamento altalenante e conturbante la mia mente. Come potete vedere io amo questo libro, e questo è constatabile anche dallo stato decadente e usurato del libro. 
I classici si leggono su carta stampata, ragazzi. Bisogna assaporare il fruscio delle pagine, la pesantezza del volume, l’odore dell’inchiostro e, cosa più importante, diventa difficile cancellare o far sparire un romanzo di 400 pagine per sbaglio. 
La storia la conosciamo tutti, come tutti conosciamo i personaggi o almeno Mr. Darcy, perché chi infondo non lo ha mai sentito nominare?  
Ok, siamo seri.  
Il romanzo si apre con la celebre frase: “ E’ verità universalmente ammessa che uno scapolo fornito di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di ammogliarsi”. 
Già questa frase potrebbe bastare a descrivere il libro. In appena due righe la Austen ha fatto capire al lettore come girava il mondo a quell’epoca, cosa era giusto fare e come ci si doveva comportare, ma soprattutto ci ha fatto scoprire che la sua scrittura è ironica, critica e realistica. 
La grandezza di questo romanzo è il fatto che ci fa dare un occhiata nel mondo dei ricchi o quasi del 1800, così da farci sentire parte della storia. E’ una scrittura privata, femminile è vero. 
Gli uomini scrivono di missioni, avventure e guerra perché sono cose che hanno fatto e continuano a fare. La Austen scrive di fiocchi, balli, merletti, corteggiamenti perché questa era la sua vita. Lei scrive di quello che sa di quello che vede. Non cerca lo straordinario, ma dimostra che anche l’ordinario era una sfida, una guerra.  
La guerra nell’accaparrarsi il marito, la guerra di una madre con cinque figlie e poche possibilità, la guerra sopravvivenza fra due realtà distinte. La vita di tutti i giorni. 
Un uomo avrebbe scritto della situazione politica, di Napoleone. Qui nessuno lo cita, in realtà, la vita delle nostre protagoniste non potrebbe essere più distaccata dalla politica inglese; come se vivessero in un altro mondo: quello dedicato a loro. 
Io non avrei voluto vivere con Elisabeth e le sue sorelle, il mio carattere non mi asseconderebbe mai nel fare dello scopo della mia vita la ricerca di un marito, ma questo romanzo mi ha dato la possibilità di capire cosa sarebbe successo se fosse stato così. 
Adesso credo che sia d’obbligo parlare di Mr. Darcy, perché anche se la protagonista è Elisabeth, nulla sarebbe accaduto senza l’uomo sovra citato. La stessa figura di Elisabeth, così intraprendente, energica e orgogliosa, non avrebbe avuto senso. 
Tutto si muove e viene mosso da Darcy! 
La stessa Elisabeth, che non se né accorge, viene mossa da lui. Il fatto di doverlo sfidare, contestare e forse ammaliare, le fanno cambiare atteggiamento, postura, modo di fare. Tutte le azioni della ragazza sembrano girare attorno all’odio-amore che si crea fra i due. 
Io amo Mr. Darcy, ma proprio così come è, superbo, orgoglioso, premuroso e giusto. Nessuna azione compiuta da lui è fatta per cattive intenzioni e, stranamente, è anche il primo pronto a rimediare se nota di aver fatto del male. Non potrebbe sopportarlo, la fine lo dimostra. 
Quante nello sfogliare quelle pagine non hanno provato un po’ di rabbia nei confronti di Elisabeth, che si crede saccente, quante non hanno provato rabbia nei confronti di Darcy, che non vede nessuno alla propria altezza? 
L’umanità dei personaggi rimane il filo conduttore di tutto. 
Le persone che si muovono in questo romanzo sono persone che si potrebbero incontrare per strada, solo che adesso Darcy indosserebbe un vestito di Armani con cravatta ed Elisabeth una gonna e tacchi a spillo pronta a sfidare il mondo. 
Anche le due sorelle più piccole delle Bennet sono quindicenni reali, con le loro infatuazioni, i loro errori e le loro cantonate, la differenza è che a quel tempo le cantonate dovevi portarle sulle spalle per tutta la vita come sicuramente avrà notato la fortunata signora Wickham. 
Devo dire però che il personaggio che più si può apprezzare è il padre delle sorelle. Questo è un padre che ama le sue figlie e la moglie veramente. 
Ha delle preferenze per Lizzie? 
La risposta è sì, ma perché voleva impedirle di accontentarsi. Lui vuole vedere felici le sue bambine e sapeva che se la madre avrebbe interferito con la sua crescita una di loro non sarebbe stata felice.  
I desideri della madre sono economici, vuole sì la loro felicità, ma la sua mente piccola non può fargli vedere oltre il problema materiale. Il signor Bennet vuole che loro vivano con il sorriso, con la voglia di vivere e combattere per quello che credono importante. 
Nessuno può mettere in discussione questa certezza incrollabile che ho nel Signor Bennet. 
FRASE PREFERITA 
‘If your feelings are the same as April tell now. My affection and my wishes are unchanged. But a word you will silence me forever. But if it were your feelings changed… I have to tell you bewitched body and soul and I love you, I love you, I love you and now I do not want to part with you’, chapter 58 
‘Se i Vostri sentimenti sono gli stessi di Aprile ditelo ora. Il mio affetto ed i miei desideri sono immutati. Ma una Vostra parola mi farà tacere per sempre. Se invece i Vostri sentimenti fossero cambiati devo dirvelo … Mi avete stregato anima e corpo e Vi amo, Vi amo, Vi amo e d’ora in poi non voglio più separarmi da Voi’ 
CONSIGLIO 
LEGGETELO!!!!!!!! 
Per le persone che non amano leggere voglio che sappiate una cosa. Questo libro è bellissimo, ma può impiegare un po’ di tempo e per questo, per farvi conoscere la mia passione, devo dirvi che vedere il film Orgoglio e Pregiudizio del 2005 può bastare per una infarinatura. 
Le frasi dette dagli attori sono le stesse del libro, i personaggi realistici e la sceneggiatura bellissima. Certo ci sono dei cambiamenti, come alcune parti tagliate e la dichiarazione a metà film di Dracy non è proprio cos’, ma va bene. 
Pensate quanto amo il romanzo se riesco a consigliarvi anche il film per farvelo conoscere. 

VOTO 
Non posso dare un voto ad un classico.